RESTAURO

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Immerso nel dolce contesto naturalistico dei 360 ettari dell’azienda a coltivazione biologica che lo ospita al suo interno, il Resort è il luogo perfetto per un viaggio tra natura, cultura e benessere.
Ben 10 anni di lavori hanno riportato alla luce le antiche case coloniche di un borgo che altrimenti sarebbe stato destinato all’abbandono, privato della sua antica vitalità. Non un semplice restauro, quindi, ma piuttosto un’opera che ha ridato nuova vita e funzione all’ex villaggio rurale.
Nei primi anni Novanta, infatti,il Borgo era in condizioni critiche e si avviava a decomporsi lentamente nel romantico paesaggio che da sempre lo circonda. Attraverso un meticoloso e filologicamente rispettoso restauro, affidato all’ architetto Massimo Bottini ed un appassionato lavoro di Interior Design coordinato da Alberto Bruscoli, l’ex borgo contadino ha ritrovato la sua sobria eleganza, aprendo le porte agli ospiti nell’Autunno del 2007.
Grazie ad un restauro precedente è stata riaperta al culto anche l’ Abbazia del 1300 dedicata ai Santi Giacomo e Filippo. Particolarmente suggestiva la festa della “Madonna del Giro”, nata nel 1428 nella valle del Metauro e che ha in questa piccola chiesa una delle tappe fondamentali.

Infatti ancora oggi la piccola Abbazia è aperta al culto: ogni domenica viene celebrata la Santa Messa, inoltre, come accade da secoli, ogni dieci anni viene ospitato il venerato quadro della Vergine, detta appunto Madonna del Giro.

E’ stato in occasione della ricorrenza del 1993 che Antonio e Gianfranco Bruscoli hanno per l’appunto dato il via ai lavori di restauro. Da allora l’attività di recupero del borgo contadino non si è mai fermata, ma è evoluta con gli anni, nel rispetto della scenografia naturale e delle sue radici storiche. Il risultato è quello di un Resort che coniuga mirabilmente il gusto contemporaneo con il fascino intatto delle atmosfere dei secoli passati, nel rispetto degli standard qualitativi più evoluti.

La ristrutturazione è stata svolta con estrema umiltà e pazienza, lasciando che fossero la natura e i vecchi fabbricati a parlare e guidare i lavori. Un recupero eseguito nella convinzione che anche l’intervento dell’uomo, se guidato da rispetto e amore per la natura, possa migliorare il paesaggio circostante. Le opere di bioarchitettura insieme all’uso di malte naturali come l’albazzana o il coccio pesto al posto del cemento o di tecniche particolari come la sagramatura o “velo del sacrificio” (sistema di protezione del mattone con una malta al posto dell’intonaco) hanno riportato alla luce le strutture originali senza stravolgerne alcun dettaglio.
Il rispetto della natura e l’amore per il paesaggio si è trasferito anche nell’adozione di sistemi eco-compatibili che prevedono la creazione di energia attraverso i pannelli solari, la raccolta dell’acqua piovana per irrigare i campi dell’azienda agricola e l’utilizzo di materiale di scarto come combustibile per la caldaia a legno del Resort.